I VOLTI DELLA VIA FRANCIGENA

C’è un cammino invisibile dalle grandi metropoli moderne del Nord Italia. Strade assolate, sentieri tortuosi e borghi medievali rimasti intatti nel loro arcano splendore, accolgono il viaggiatore che si avventura sull’antichissimo passo della Via Francigena, rete di collegamento che unisce la Francia alla città eterna.
Fabio Dipinto, che da Colle San Bernardo ha percorso più di mille chilometri per arrivare sino a Roma, s’introduce con la macchina da presa nella profonda umiltà che richiede l’accoglienza tra le pendici dei colli toscani e le risaie valdostane, nascosta dietro la frettolosa dimenticanza dell’epoca contemporanea. Alternando la storia personale di ognuno alle riflessioni sull’importanza di mantenere una rete sicura cui i viaggiatori possano affidarsi, il documentario ha un respiro intimo, è un invito ad abbandonare il futile in virtù del necessario, tanto che “sgrossare non rimane più un’idea concettuale ma qualcosa di vissuto, che cambierà inevitabilmente la vita di chi ha intrapreso il cammino”.
Corpo e mente del pellegrino e dell’ospitaliere s’inchinano di fronte alla fatica, per offrire un rifugio, scambiare due chiacchiere o per lavare piedi stanchi, in un rito antico come le religioni, comune a tutti coloro che vi riconoscono un segno di accoglienza e ospitalità. Un’unione che segna una profonda complicità tra gli incontri del pellegrinaggio. Volti di uomini e donne fuori dal tempo, traghettati lungo un percorso viscerale di apertura verso il prossimo, mostrano con tocco epidermico indicazioni e opportunità di vicinanza che non facciano “sentire dimenticati”.
Molte sono le donne sole: per niente spaventate ma attratte dall’opportunità di ritrovare se stesse, attraversano in tutta sicurezza quel tratto di strada in cui da anni istituzioni religiose e strutture attrezzate s’impegnano per garantire loro una sempre rinnovata libertà.
Lasciandosi trasportare dalle parole degli intervistati, Fabio Dipinto traccia un profilo in grado di innalzarsi a spirito totalizzante della fede umana; oltre le differenze, le religioni, oltre la specificità del pensiero unico e univoco, il regista soprassiede un’estetica televisiva con lo splendore autentico del vissuto dei protagonisti. Un racconto i cui testimoni sembrano condividere una rinnovata idea di solidarietà e giustizia, alternata agli scorci incongrui di paesaggi rurali rimasti intatti nel tempo. Con le musiche di Andrea Cavallo, pianista che si dimostra valore aggiunto alla sacralità del percorso, la forma lascia spazio alle questioni del territorio, a testimonianza del rapporto dell’uomo con la natura intesa come bene comune necessario per ritrovare la fede. Una fede lontana dal credo religioso, narrata a più riprese come terrena fiducia nell’uomo, soprattutto.

 

INGRESSO UNICO : 5 EURO