IL FIGLIO SOSPESO

Lauro è un giovane fotografo timido e impacciato. Nel suo passato c’è un segreto che ha condizionato tutta la sua esistenza, ma del quale lui conosce solo le conseguenze, senza riuscire a individuarne la causa. Un istinto irresistibile lo porta tuttavia a mettersi alla ricerca di un suo possibile fratello perduto, figlio di una relazione che il padre avrebbe (forse) avuto con una vicina di casa. La donna, Margherita, è diventata una famosa pittrice, e con la scusa di fotografarla Lauro si reca a Zafferano, un paesino siciliano. E quello che scoprirà sarà molto più complesso di quanto avesse immaginato.

Egidio Termine, attore e regista con alle spalle un unico altro lungometraggio di finzione (Per quel viaggio in Sicilia del 1991) e numerosi docufilm che trattano tematiche sociali, si cimenta qui con un argomento che non sveleremo perché il pregio principale de Il figlio sospeso è una sceneggiatura (ideata e scritta dallo stesso Termine, che si ritaglia anche un piccolo ruolo nel film) che si dipana gradualmente, fornendo allo spettatore una alla volta le tessere necessarie a comporre il mosaico finale.